E alla fine scelgo una tazza, la mia, quella leggera e spaiata che mi ha seguito in tutte le mie case.

È di sottile porcellana e così diversa dalle altre rassicurate dall’appartenza ad un branco.

Ha una grana sensibile agli umori dei liquidi che la riempiono, un bordo sottile che restituisce, come corolla di un fiore, la fragranza di una bevanda, un manico delicato e forte che la sostiene senza paura.

È orfana del suo piattino, costringendomi a tenerla accoccolata nell’incavo della mia mano.

Nel consueto rito mattutino ancora una volta mi servirò di lei e le sarò grata di essermi restata fedele.

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