Li ho portati dalla Puglia tagliandoli (in maniera colpevole) dai loro bulbi ben radicati alla terra, incartati nel giornale per 900 klm dentro la macchina. Neanche imbevuti di acqua. Mi aspettavo per quel taglio egoista una giusta punizione. Sono rimasti impassibili, verdi, e inespressivi per quasi un mese. E invece…

Oggi un risveglio al profumo fresco di chiesa, intenso come i sentimenti di una bambina che si andava a rifugiare spesso nella cappella della scuola di suore.

L’ odore forte e inebriante sconvolgeva i sensi in modo improvviso e avvolgente.
Quel profumo era per me la purezza che, forse a quell’epoca, mettevo come prioritaria.
Era anche una pace profonda.

Abbiamo bisogno di fiori e odori. Ci ancorano a noi stessi, ci ampliano, abbellendoli, i confini interiori

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