psicologa infantile dei bambini

Gli adulti non capiscono i bambini. Non per cattiveria ma per ignoranza.
Non sanno che un bambino si sente e vuole essere considerato come una persona con lo stesso rispetto e considerazione.

psicologa infantile dei bambini

Per questa consapevolezza mi sono laureata in Psicologia, seguendo una formazione psicoanalitica, specializzandomi successivamente nella cura dei bambini molto piccoli.

Volevo imparare ad osservare i movimenti di un essere che ancora non ha il mezzo della parola e parla con il corpo. Cercare di intuire i sentimenti sottostanti che muovevano un’azione di piacere o una reazione di sconforto.

Ben presto ho capito che i bambini sono semplici e lineari nell’esprimere quello che provano nell’ambiente che li circonda. Quando mostrano un’attitudine diversa dal normale che erroneamente chiamiamo sintomo, questo significa che qualcosa sta succedendo tra le persone che costituiscono quell’ambiente ed è lì che bisogna andare a cercare e cambiare.

I bambini sono estremamente intuitivi e danno risposte sempre sensate a quello che percepiscono. Questo l’ho potuto constatare nei vari servizi di Neuropsichiatria Infantile nei quali ho lavorato per molti anni.

Il sintomo del bambino che mi veniva portato era quasi sempre una risposta ad un disfunzionamento del suo mondo famigliare o sociale (la scuola).

Per cui si doveva cercare di capire cosa cambiare per rendere più serena la vita di quel bambino, che non era malato ma al contrario molto sensibile e bisognoso di un occhio attento e competente.

Purtroppo i bambini venivano troppo tardi, verso i cinque, sei anni, mentre sono proprio i primi anni in cui si forma la nostra struttura identitaria. Si doveva quindi, intervenire prima, creare una conoscenza e un aiuto per i genitori per quel primo, fondamentale periodo di vita del bambino. Per questo andai in Francia e mi specializzai con Serge Lebovici sulla Psicopatologia del Neonato.

Contestualmente nacque la prima Porta Verde nel 93 a Mestre, (ne seguiranno altre in Italia, i Francia, Polonia e Viet-Nam) Uno spazio per genitori e bambini dagli zero ai tre anni.

Non un asilo, né un parco di divertimenti o di attività. Piuttosto uno spazio di incontro, nel quale non si davano consigli ma si sosteneva il pensiero del bambino, ascoltando lui e i suoi genitori, arredato in modo gradevole per tutti dove ci si poteva rilassare, dove giocare, parlare e condividere pensieri.

Osservare, sentire empaticamente, restituire.

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