C’è una fessura sul muro del mio appartamento parigino, come una ferita profonda e dolente.
È il segno del continuo movimento del metrò.
Mi piace questa traccia del tempo e non sento il bisogno di eliminarla, di stendere sul muro uno strato di intonaco per renderlo liscio.
Posso sopportarla come memoria di un movimento.
È il tempo dell’usura, della vecchiaia, così come osservo a Venezia gli intonaci scrostati, i muri fessurati, il segno di un ritorno del passato che continua a far man bassa del presente.
Nonostante i restauri ripetuti, questa città sospesa sull’acqua, offre lo spettacolo di un continua invecchiamento che non mette paura, di una bellezza che aumenta con il passare degli anni.
É un’esortazione a non contraffare il tempo, ad accettarne le tracce senza imbrogli, senza cedere al terrore del cambiamento.

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