Dalla parte dei bambini

Gli adulti non capiscono i bambini. Non per cattiveria ma per ignoranza. Non sanno che un bambino si sente e vuole essere considerato come una persona con lo stesso rispetto e considerazione.
Per questa consapevolezza mi sono laureata in Psicologia, seguendo una formazione psicoanalitica, specializzandomi successivamente nella cura dei bambini molto piccoli.

Volevo imparare ad osservare i movimenti di un essere che ancora non ha il mezzo della parola e parla con il corpo. Cercare di intuire i sentimenti sottostanti che muovevano un’azione di piacere o una reazione di sconforto.

Ben presto ho capito che i bambini sono semplici e lineari nell’esprimere quello che provano nell’ambiente che li circonda. Quando mostrano un’attitudine diversa dal normale che erroneamente chiamiamo sintomo, questo significa che qualcosa sta succedendo tra le persone che costituiscono quell’ambiente ed è li che bisogna andare a cercare e cambiare.

Opera di Patrick Depin

I bambini sono estremamente intuitivi e danno risposte sempre sensate a quello che percepiscono. Questo l’ho potuto constatare nei vari servizi di Neuropsichiatria Infantile nei quali ho lavorato per molti anni.

Il sintomo del bambino che mi veniva portato era quasi sempre una risposta ad un disfunzionamento del suo mondo famigliare o sociale (la scuola).

Per cui si doveva cercare di capire cosa cambiare per rendere più serena la vita di quel bambino, che non era malato ma al contrario molto sensibile e bisognoso di un occhio attento e competente.

Purtroppo i bambini venivano troppo tardi, verso i cinque, sei anni, mentre sono proprio i primi anni in cui si forma la nostra struttura identitaria. Si doveva quindi, intervenire prima, creare una conoscenza e un aiuto per i genitori per quel primo, fondamentale periodo di vita del bambino. Per questo andai in Francia e mi specializzai con Serge Lebovici sulla Psicopatologia del Neonato.

Contestualmente nacque la prima Porta Verde nel 93 a Mestre, (ne seguiranno altre in Italia, i Francia, Polonia e Viet-Nam) Uno spazio per genitori e bambini dagli zero ai tre anni.

Non un asilo, ne un parco di divertimenti, o di attività. Piuttosto uno spazio di incontro, nel quale non si davano consigli ma si sosteneva il pensiero del bambino, ascoltando lui e i suoi genitori, arredato in modo gradevole per tutti dove si poteva rilassarsi, giocare, parlare, e condividere pensieri.

Che cos’è l’ascolto: è osservare, sentire empaticamente, restituire

Quando nacque la prima Porta Verde nel ’93 a Mestre come uno spazio di prevenzione chiesi aiuto ai politici e amministratori che però avevano difficoltà a capire che non c’erano attività specifiche sul “fare” quando piuttosto il contrario. Il concetto di Ascolto, all’epoca, era destinato ai confessionali o a strutture legate a patologie più gravi, per fu necessario approfondire questo concetto.

Ascoltare significa saper osservare, avere uno spazio mentale libero all’altro, una capacità empatica a sentire quello che ci muove la persona che abbiamo di fronte e saperla poi restituire, con le nostre parole a quella persona.
Grazie all’insegnamento della Tavistock Clinic di Londra imparai la tecnica dell’osservazione e la misi a frutto, dal 1992 ad oggi, in un seminario sulla Sensibilzzazione all’Ascolto alla Facoltà di Medicina di Bobigny, Paris 13, insieme all’insegnamento nel D.U. sulla Psicopatologia del Neonato.

Il mondo dell’infanzia, i genitori, la scuola (a partire dall’asilo nido) sono organismi che gravitano insieme e necessitano di informazione e formazione continua. Oltre il lavoro di psicoterapeuta per adulti, continuo tutt’ora la supervisione di personale che si occupa di bambini, in Italia e all’estero.

Occuparmi di spazi fisici, Le Porte Verdi, che sono anche spazi mentali, spazi di accoglienza, di ascolto e quindi di cura, ha portato la riflessione sul come costruirli, arredarli, renderli armoniosi con i bisogni profondi di chi li abitava. (bambini, genitori, operatori).