Spazio immaginario, spazio fisico e mentale, costruzione dell’identità, sentirsi esseri fragili o fuori luogo mi ha naturalmente portato ad interessarmi alla casa, al significato archetipale, poetico, simbolico e identitario di questa potente metafora di noi stessi.

Opera di Patrick Depin

Questa attenzione allo spazio, fisico e mentale, la lego a vari fattori.

Non escudo il personale dal quale è partita questa sensibilità.

Quando venni al mondo ci fu una delusione famigliare a vedere che ero una femmina.

In quell’epoca era così.

Da qui una riflessione sempre attuale e necessaria sul senso del nostro abitare, sulle difficoltà di farlo, sulla progettualità necessaria che racchiuda tutti i sogni possibili, sul delicato ruolo del progettista che deve traghettare dalla fantasia alla realtà, si è aperta una riflessione dal 2007, che coinvolge professionisti del mondo della casa, attraverso conferenze, seminari e collaborazione nella progettualità e nella costruzione.

Poiché la costruzione della casa, nello studio del terreno e nella cura nel mettere una giusta quantità e qualità di cemento nelle sue fondamenta per renderla solida ha un’assonanza con la costruzione della nostra identità, che si poggia su un terreno famigliare e beneficia del cemento affettivo dei primi anni di vita, l’interesse attuale mi spinge a studiare le connessione tra identità e casa, tra necessità primarie e architetture riparative.

Nulla è più identitario, in fondo di una casa, e a seconda di come la scegliamo, o come l’ abitiamo, potremo capire la parte più intima di noi stessi.

Donatella Caprioglio: Nel cuore delle case – ed. Il punto di incontro